Per anni il Δ9-tetraidrocannabinolo (THC) è stata la molecola più studiata e più dettagliata nella scienza dei cannabinoidi della  cannabis. Tuttavia, al giorno d’oggi sembra il Cannabidiolo (CBD) essere in primo piano per la sua capacità di fornire sollievo terapeutico per i bambini che soffrono di vari disturbi, quali l’epilessia, e per l’assenza di effetti psicotropi.

Dato tutto questo, diventa chiaro perché molti credano che il CBD e THC siano “in competizione” tra loro. Ma la verità è che entrambi i composti, insieme con 66 altri cannabinoidi, svolgono un ruolo importante nel trattamento terapeutico della cannabis. Questi agiscono insieme con 420 composti aggiuntivi ( terpeni , flavonoidi , ecc) presenti nella cannabis; il suo utilizzo è quindi utile nel trattamento di molte malattie .

Marijuana medica: molto più di THC e CBD

La cannabis contiene elementi primari che possono essere brevemente descritti come “The Big Six”:

THC, CBD, CBG, CBN, CBC, e THCV.

Ogni pianta cannabis contiene questi ed altri cannabinoidi, in proporzioni diverse, costituenti il ​​profilo chimico comune della pianta.

Oltre ai cannabinoidi, il profilo chimico della pianta di cannabis contiene altri composti, come i terpenoidi, amminoacidi, proteine, zuccheri, enzimi, acidi grassi, e flavonoidi.

In genere durante il trattamento con la cannabis vengono utilizzati tutti questi composti. La domanda è: come funzionano insieme per fornire sollievo terapeutico? La risposta si trova in un concetto chiamato “effetto entourage.”

L’effetto entourage: livello chimico e lavoro di squadra

Originariamente descritta nel 1998 dagli scienziati israeliani Shimon Ben-Shabbat e Meshullam Raffaello (nato a Sofia), l’idea dell’effetto entourage venne usata per descrivere il meccanismo per il quale i cannabinoidi della cannabis lavorano insieme sinergicamente, e influenzano il corpo in un modo simile all’azione del suo sistema endocannabinoide.

Questa teoria è la base per una idea relativamente controversa tra i farmacisti che sostengono che estratti provenienti da piante intere agiscono meglio come agenti terapeutici, piuttosto che i singoli estratti di cannabinoidi. La teoria dell’effetto entourage è stata prorogata da Wagner e Ulrich-Mertsenih che definiscono quattro meccanismi di base della sinergia della pianta come segue:

1 Capacità di influenzare diversi siti del corpo.

2 Capacità di migliorare l’assorbimento dei principi attivi.

3 Capacità di superare i meccanismi di difesa dei batteri.

4 Capacità di minimizzare gli effetti collaterali indesiderati.

Effetti su più zone all’interno del corpo

Molti studi hanno dimostrato l’efficacia della cannabis come agente terapeutico per spasmi muscolari associati alla sclerosi multipla. Uno studio condotto da Wilkinson e colleghi ha scoperto che tutto l’insieme degli estratti vegetali è più efficace del solo THC.

Gli scienziati hanno paragonato 1mg THC con 5 mg / kg di estratto di cannabis con una quantità equivalente di THC, ed hanno scoperto che un estratto vegetale dalla pianta intera è significativamente più potente per le proprietà antisettiche.

Attribuiscono questo alla presenza del cannabidiolo (CBD) nell’estratto di cannabis, che aiuta a facilitare le attività del sistema endocannabinoide.

Migliorare l’assorbimento dei principi attivi

L’effetto entourage può anche essere utile per migliorare l’utilizzo di estratti di cannabis. I cannabinoidi sono chimicamente composti polari, il che rende a volte più difficile l’assorbimento da parte dell’organismo.

La pelle è costituita da due strati, che ostacolano il passaggio delle molecole molto polari come acqua e cannabinoidi.

Con terpenoidi come il caryophyllene, l’assorbimento dei cannabinoidi può essere migliorato per ottenere i benefici terapeutici.

Superare i meccanismi di protezione di batteri

L’effetto entourage fa si che un estratto di cannabis sia efficace nel trattamento di diverse infezioni batteriche. Ci sono numerosi studi che mostrano le proprietà antibatteriche dei cannabinoidi.

“Gli estratti di piante di cannabis generalmente possiedono molecole contenenti cannabinoidi, che hanno anche proprietà antimicrobiche.”

Tuttavia nel corso del tempo i batteri sviluppano meccanismi di difesa per combattere gli antibiotici e alla fine diventano resistenti al trattamento che in precedenza era efficace.

Pertanto, è importante che l’intero estratto della pianta di cannabis abbia composti di cannabinoidi liberi che posseggano proprietà antibatteriche. Queste molecole attaccano i batteri in modi che differiscono dal cannabinoide base. Dato l’attacco su più fronti, lo sviluppo di resistenza batterica è limitato.

Ridurre al minimo gli effetti collaterali indesiderati

Infine, l’effetto dei cannabinoidi specifici permette di modificare gli effetti collaterali negativi di altri cannabinoidi. Il più rilevante esempio di ciò è la capacità di modificare con CBD alcuni sovra-effetti negativi del THC.

Molti pazienti hanno sentito parlare (o per esperienza)  di un aumento di ansia e paranoia che a volte sono associati con la cannabis. Grazie all’effetto entourage questo si può evitare: lo studio mostra che il CBD può aiutare a minimizzare l’ansia associata al THC e togliere la paranoia.

Dunque come abbiamo spiegato, il THC, il CBD e altri cannabinoidi non devono competere – ma devono operare in tandem con gli altri costituenti degli estratti al fine di fornire sollievo terapeutico per una vasta gamma di malattie.

 

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