In 134 volontari, utilizzatori regolari di cannabis, tra i 16 ei 23 anni, è stato condotto uno studio per osservare l’incidenza sulla memoria dei costituenti la marijuana fumata, in particolare il THC e il cannabidiolo.

La pianta della Cannabis sativa è fonte di un gran numero di principi attivi; essa produce una complessa miscela di sostanze chimiche, più di 400, una sessantina (66) delle quali formano il gruppo dei cannabinoidi (in questo caso, i fitocannabinoidi), termine che li distingue dagli endocannabinoidi che sono invece molecole della stessa natura, ritrovate in molte specie animali e soprattutto nell’uomo. Ad uso sperimentale e terapeutico vi sono anche i cannabinoidi sintetici.

Tra questi fitocannabinoidi il solo psicoattivo è il Δ 9-tetraidrocannabinolo (THC) e la potenza della cannabis è definita in termini di concentrazione (%) di questo principio.

Un altro importante principio attivo è rappresentato dal cannabidiolo (CBD), un composto con un effetto antagonista rispetto al THC (debole antagonista non specifico dei recettori CB1 e CB2 mentre agisce come agonista nei confronti dei recettori dei vanilloidi TRPV1 e TRPV2).

Questo cannabinoide non è psicotropo ma contribuisce a migliorare l’azione del THC perché ne influenza positivamente la farmacocinetica e riduce gli effetti collaterali sul respiro, frequenza cardiaca e temperatura e la memoria.

Il rapporto THC/CBD è molto importante perché è questo che determina l’azione psicoattiva della cannabis e in generale può alterare notevolmente I suoi effetti.

Per esempio, le piante coltivate per l’ottenimento di fibre tessili hanno un contenuto predominante di CBD e solo tracce di Δ 9-tetraidrocannabinolo (meno di 0.3%), al contrario quelle coltivate a scopo farmaceutico o per l’utilizzo illegale contengono principalmente THC, e CBD solo in tracce.

Tradizionalmente il contenuto di THC è compreso:

  • nella marijuana tra l’1 e il 5 %;
  • nell’hashish è attorno al 10-15%;
  • nell’olio raggiunge una concentrazione del 30% ed anche più.

Attualmente, le innovazioni nelle tecniche di coltivazione (la pianta viene coltivata in massima parte in ambienti chiusi per evitarne l’ossidazione e l’inattivazione dovuta all’ossigeno, alla luce, o all’umidità e alle elevate temperature), l’utilizzazione di semi geneticamente modificati e la manipolazione dopo la raccolta consentono di ottenere marijuana il cui contenuto in THC può essere pari o superare quello dell’hashish ed in ogni caso avere derivati della cannabis di particolare potenza e pericolosità. I volontari, divisi in 2 gruppi, hanno quindi fumato marijuana con differente contenuto di cannabidiolo; in quello con “alto-cannabidiolo” la sostanza era presente per concentrazioni superiori allo 0,75%, in quello con “basso-cannabidiolo” non superava lo 0,14 %.

Complessivamente vi era comunque una quantità relativamente scarsa di cannabidiolo mentre il contenuto di Δ 9-tetraidrocannabinolo della cannabis non differiva significativamente tra la cannabis utilizzata. I soggetti sono stati sottoposti a test valutativi, sia quando fumavano sia quando non erano più sotto l’effetto dalla marijuana da loro scelta.

Risultati

Secondo risultati dello studio, solo coloro i quali avevano fumato cannabis a basso contenuto di cannabidiolo mostravano, quando acutamente intossicati, una riduzione nella prova di memoria sia immediatamente ( P = .002) sia quando veniva proposta con un po’ di ritardo ( P <.001). Al contrario i volontari che fumavano ceppi di cannabis con maggiore percentuale di cannabidiolo non mostravano alcun deficit acuto nel “ ripetere una poesia, un testo”. (E’ questa una prova semplice ma considerata sufficientemente buona per rilevare le prestazioni mnemoniche quotidiane). Le prestazioni di entrambi i gruppi non differivano quando non fumavano perché, di fatto, non vi erano differenze preesistenti tra i gruppi ma relative alla qualità della cannabis fumata.

Considerazioni

Premesso che attualmente il mercato offre prodotti della cannabis con concentrazioni di THC sempre più elevate e a variabile contenuto di cannabidiolo (da 0 al 40%) – considerato che una percentuale elevata di giovani usa cannabis – considerato che il mercato della cannabis è comunque illegale e non è possibile controllare, in forma di solo avviso e per ridurre il danno che ne può derivare, si può teoricamente dire che: i consumatori dovrebbero fumare meglio ovvero preferire prodotti ove è presente il cannabidiolo i cui effetti benefici si esprimono nell’equilibrare l’azione del THC e non solo.

http://www.insostanza.it/tetraidrocannabinolo-cannabidiolo/